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Chiesa Romanica di San Ferreolo

immagine ingrandita Facciata chiesa romanica di San Ferreolo (apre in nuova finestra) La chiesa romanica di San Ferreolo, a navata unica, è situata in aperta campagna, ai piedi delle grandi Vaude di Rocca e di Nole.
Essa appartiene alla Comunità di Grosso. Ha dipinti di notevole pregio, che per iniziativa dell'allora Parroco di Grosso, Don Giovanni Pugnetti, alcuni anni fa, furono restaurati dal pittore Cesare Perfetti di Torino.
La descrizione di questa cappella è sfuggita all'Olivero nella sua sempre preziosa opera sull'architettura romanica nell'arcidiocesi di Torino.
Per primo ebbe a parlarne Carlo Salvi, poi, e più ampiamente, Antonio Bellezza-Prinsi e, recentemente.
Augusto Cavallari Murat nella sua opera antologica intitolata "Lungo la Stura di Lanzo".
Restano tuttavia da chiarire taluni aspetti storici ed artistici che valgono a spiegare la rarissima dedicazione, concorrendo a più precisamente datare la costruzione di tale chiesa e a darci una più verosimile idea sul committente e sulla scuola alla quale può essere appartenuto l'anonimo autore delle pitture murali.
È vero che non ci è pervenuta documentazione scritta che stabilisca l'anno in cui ebbe origine la costruzione di tale chiesa, ma questa ha una struttura edilizia e degli affreschi che, tenuto conto degli avvenimenti storici collegati col sorgere dell'Abbazia di Fruttuaria, ci spingono a datarla non oltre la prima metà dell'XI secolo.
immagine ingrandita Abside chiesa romanica di San Ferreolo (apre in nuova finestra) I muri in sassi a spina pesce, con mattoni di riutilizzo, gli archetti pensili della facciata e nei muri laterali, quelli con specchiature trinarie dell'abside, la copertura a capriate in vista, l'altare in laterizio, come si rileva dalle relazioni di visita pastorale, sono indicativi di una architettura benedettina così come l'Olivero ritiene lo siano le chiese di S. Maria di Spinerano di S. Carlo Canavese e di S. Martino di Liramo di Ciriè.
Inoltre ciò che resta degli affreschi primitivi, ad ornamento del catino dell'abside, e che suscitano al Cavallari Murat dei richiami alla scuola di Reichenau, sono di per sé indicativi della vetustà dell'edificio, e lo conferma la dedicazione concorrendo ad indicarci il periodo storico della costruzione. In un primo momento vien da pensare che si potrebbe condividere il pensiero esposto da Antonio Bellezza-Prinsi col ritenere probabile una prima diversa dedicazione: forse alla Madonna ed a S. Giovanni, in quanto dette figure sono dipinte in posto d'onore, ai lati del Cristo pantocratore dell'abside, cosicchè la dedicazione a S. Ferreolo sarebbe stata successiva.
La supposizione potrebbe essere avvalorata dal fatto che nella chiesa non esiste una immagine del santo e che dalla relazione di visita pastorale di Mons. Francesco Luserna Rorengo di Rorà, del 27 novembre 1771, tale immagine non risultava dipinta su un muro ma su una tavola che, al tempo della visita era scrostata ed indecorosa.
D'altre parte, come pure già rilevò lo stesso Bellezza-Prinsi, è da notare che nel 1386 la chiesa è già ricordata come dedicata a S. Ferreolo, e, insieme alle chiese di S. Lorenzo di Grosso Canavese, di S. Stefano di Liramo e di S. Martino di Ciriè, tra quelle che devono pagare il cattedratico alla Chiesa di Torino.
S. Ferreolo è un santo del III secolo, che fu evangelizzatore della Franca Contea, martirizzato circa il 212, sotto Caracalla, ma al quale, in Piemonte, non vennero dedicate molte chiese o cappelle oltre a quella in Grosso Canavese. Si tratta di un nome che non ha diffusione neppure nella nostra antica onomastica, ciò che spiega perché esso non compare neppure nel Lexicon nominorum virorum et mulierum dell'Egger , ed è soltanto elencato nel Calendario agiografico con la sola indicazione della data della festività.
Ora va detto che il culto di S. Ferreolo è legato alle antiche strade ed in particolare per quella che porta da Lione a Besancon, sempre località dell'antica Burgundia. Né la nostra cappella, anche se oggi più non appare, è avulsa dalla questione viaria se si tiene conto della "tenace tradizione locale" di una strada "di origine romana in antico collegante Ivrea, ossia lo sbocco della Valle di Aosta e Avigliana alle porte della Valle Susina, le due valli al di là delle Alpi; strada romana secondaria e quasi prealpina svolgente a pie dei monti" che passava davanti alla chiesa del piccolo borgo di La Pie di Liramo e quindi anche nei pressi di S. Ferreolo.
Degli affreschi romanici della chiesa di S. Ferreolo in Grosso Canavese, il Cavallari Murat ha dato una prima valida descrizione. Essi fortunatamente sono stati restaurati con vivo senso di rispetto, facendo soltanto opera di conservazione di ciò che il tempo ci ha lasciato, senza ridipingerli. Egli giustamente afferma che nella tecnica espressiva degli affreschi del catino absidale si sente calata la forza dell'arte compendiaria romana e l'esperienza bizantina. Lo denuncia in modo chiaro la figura del Cristo pantocratore, il dominatore di tutto, che campeggia al centro della conca absidale, assiso su un trono aulico ricoperto di broccato con un lungo e ricco cuscino, particolare, quest'ultimo, che è tipico della pittura latino bizantina.
D'altra parte si tratta della raffigurazione del Cristo quale la ritroviamo in molti saggi dell'esegesi iconografica dell'arte paleocristiana e medioevale dell'Oriente e dell'Occidente che oggi, dopo i molti studi sui monumenti medioevali non costituiscono più due mondi separati. È una raffigurazione che sintetizza il "Rex regnan-tium", "Omnipotens" e "Omnijudicans", secondo una espressione artistica che segue una continuità di pensiero dall'antico, anche se, necessariamente, non significa immobilità di espressione.
Se come osserva il Cavallari Murat questa decorazione dell'abside è "rara a trovarsi in Piemonte e sulle Alpi Occidentali"", dobbiamo però dire che era anche quella della vicina chiesa di S. Martino di Liramo di Ciriè.
Continuando l'esame delle pitture murali dell'abside della chiesa di S. Ferreolo notiamo che anche le figure particolarmente longilinee della Madonna e del S. Giovanni ricordano le longilinee figure bizantine, costituendo elementi per datare l'antica cappella edificata ai piedi della Vauda. Ma alla datazione contribuiscono pure le figure degli apostoli, disposte in fascia circolare tra le finestrelle dell'abside.
Esse ci richiamano alla mente gli affreschi di S. Michele di Trino, venuti in luce durante i restauri eseguiti in seguito ad un uragano del 1952, e quelli di S. Michele al Clivolo di Borgo d'Ale. Inoltre l'aspetto anagogico delle figure della cappella di S. Ferreolo in Grosso Canavese, reso evidente dalla posizione implorante delle mani degli apostoli, ha pure richiami vivissimi con quello delle figure della chiesa di S. Tommaso in Briga Novarese, che sono del principio dell'XI secolo e si devono a monaci pittori saliti, con molta probabilità, da Pavia, ove S. Maiolo aveva fondato e riformato alcuni monasteri benedettini di quella città.
Si tratta di pitture che si avvicinano a quelle dell'anonimo frescante di S. Ferreolo che inutilmente potremmo ricercare tra gli anonimi monaci vaganti usciti dai laboratori artigianali di S. Pietro in Ciel d'Oro di Pavia e di Lucedio, all'opera dei quali, come sappiamo dai suoi biografi, ebbe a rivolgersi Guglielmo di Volpiano, di cui ricordiamo anche il fratello Goffredo abate della Novalesa e della dipendenza di Breme e che certamente ebbe rapporti anche con Fruttuaria, ove erano raccolti molti monaci e dalla quale dipendevano tanti monasteri, divenuta importante anche per diversi privilegi papali già della prima metà dell'XI secolo. La chiesa di S. Ferreolo di Grosso Canavese ha anche degli affreschi della seconda metà del Quattrocento.
In un riquadro della parete di sinistra è dipinta una Madonna che allatta il Bambino. Sotto tale dipinto affiora la data MCCCCLXXIL II pittore a causa dello slanciato svolazzo con cui ha iniziato la prima delle due X, in modo da unirla nell'alto alla gamba verticale della L che la precede, l'ha quasi modificata in una quinta C, così da far sorgere il dubbio che si tratti di altra data e cioè del MCCCCCXXII. Basta però un esame diretto per accorgersi dell'estrosità del pittore e che la vera data è 1472.
Con tale data stanno diverse argomentazioni. La forma dello stemma, inquartato di rosso e d'oro, che appare nell'affresco come quello dei Cavalieri, antichi feudatari di Grosso. committenti del dipinto, è tipicamente quattrocentesca, anche se la si trova nel Cinquecento. Il manto di una regnante, d'azzurro foderato da ermellino evidenziato dalle "moscature" di nero, che riveste la Madonna pare un chiaro omaggio alla Duchessa Jolanda, moglie del Duca Amedeo IX, figlia minore di Carlo VII re di Francia e di Maria d'Angiò.
Direi anzi che è onesta opinione il pensare che in tale immagine della Madonna, che dall'espressione del viso si presenta come una figura del tutto laica, vi siano le sembianze della Duchessa, secondo quello che era un po' l'uso del tempo, tanto più che ella godeva di grande considerazione. Inoltre la data 1472 ha dei riferimenti importanti.
Essa corrisponde all'anno in cui tutti i baroni e rappresentanti delle Comunità invitarono la Duchessa ad assumere la reggenza dello Stato fino alla maggiore età del figlio Filiberto 36, ed all'anno nel quale Jolanda partorì l'ultimo suo figlio che era postumo di Amedeo IX deceduto nel marzo del 1472.
La data dell'affresco sta su una linea divisoria tra la figura della Madonna e quella sottostante di S. Bernardino da Siena predicante da un pulpito. Si tratta di un santo che lasciò larga fama delle sue predicazioni anche in Piemonte, ove venne nel 1418, per cui dopo la sua canonizzazione (1450) gli furono dedicate immagini ed intitolate chiese e confraternite, così come nella vicina chiesa di S. Giovanni Battista in Rocca Canavese ove S. Bernardino è pure raffigurato in un affresco del Quattrocento. Infine, ancora a S. Ferreolo di Grosso Canavese, vi sono dipinti raffiguranti il ciclo dei vizi e delle virtù, di chiara maniera quattrocentesca , delineati secondo uno schema pittorico comune, in quel tempo, ad altre chiese del Piemonte.

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